Reliquiario della Santa Croce

Negli anni che vanno dal 1131 al 1206 è documentata, in Arena, l’esistenza del Monastero della Santa Croce che si voleva eretto davanti al castello.
Il 6 Marzo del 1426 Papa Martino V, su richiesta di Nicolò di Arena meglio noto come Cola il Vecchio, Conte di Arena in Stilo, ordina al Vescovo di Mileto che faccia consegnare e che confermi, con apostolica autorità, ai Frati minori di San Francesco la Chiesa e la casa offerta loro dai cittadini di Stilo. Il 4 Novembre dello stesso anno allo stesso Vescovo si da facoltà di insediare i Frati Osservanti di San Francesco d’Assisi nel convento per loro costruito nella terra di Stilo da Nicola di Arena, Conte di Arena e di Stilo.
Il 5 Maggio 1436, tramite la bolla papale emessa da Papa Eugenio IV, viene concesso ai Frati Minori di accettare ed abitare la Casa loro offerta da Nicola de Arenis, presso la cappella di San Nicola in Arena. Nello stesso anno ai Padri Conventuali viene affidato l’ospedale dei Pellegrini di Mileto, con la cappella annessa di Santa Maria della Misericordia fondata sotto Papa Bonifacio VIII.
Il convento, intitolato a San Nicola, era situato nella piazza del paese, in un apprezzo datato 1653 la chiesa al suo interno, descritta come di molto pregio, era ad “una nav
e grande con cupola sotto la quale è l'altare maggiore isolato, et a mano sinistra e destra sono due cappelloni sfondati con l'arme del sig. marchese, ad una della quali vi è lo quadro di San Francesco di Paola, e nell'altro l'altare con un bellissimo reliquiario di diversi santi, con la croce d'argento, con tre spine della corona di Gesù; ed alli lati di detta cappella ed in testa sono molte le nicchie con statue di santi indorate, e dietro detto altare vi è un coro con prospera(?) e seditoi in noce, sacristia, e dall'una e dall'altra parte di detta chiesa vi sono molte cappelle con ornamenti lavorati di pietra con cone (nicchie) e quadri di pittura ad oglio. Vi è anche un pulpito, un organo, un atrio coperto avanti la porta di detta chiesa e da essa si entra nel monistero capace di venti padri, con corridori, cocina e refettorio, giardino e con campanaro dove sono tre campane”. Oltre all’altare della Santa Croce e di San Francesco d’Assisi, nella chiesa erano eretti altri altari in onore dell’Immacolata ConcezSanta Croce Arena VVione, di San Giuseppe e di Sant’Antonio di Padova.
La maggior devozione da parte degli abitanti di Arena era rivolta alla Santa Croce, sul cui altare in una nicchia era venerata una Stauroteca in argento a forma di croce contenente tre Spine della Corona di Cristo e tre frammenti del legno della Croce.
La chiave della nicchia contenente il Reliquiario era custodita dal fiduciario del Marchese.
Il culto verso il Crocifisso era già fiorente nel
1638, infatti in quell’anno fu redatto un testamento nel quale il defunto “lascia per l’anima sua tante messe l’anno quanto importerà il censo di ducati sessanta sette, ch’esige dal marchese d’Arena, quale messe si devono celebrare da’ padri Franciscani di detta terra d’Arena, nell’altare del Santissimo Crocifisso”.
Le linee degli elementi del reliquiario sono caratteristiche di un’opera del XV secolo, che in tal caso potrebbe essere una delle ricche ed artistiche donazioni effettuate dal marchese all’atto della fondazione del convento.
La Croce misura 66 cm di altezza e 43 cm di larghezza dei bracci, l’estremità inferiore poggia su una base mentre le rimanenti tre sono decorate con volute a straforo. Sul terminale in basso, sotto un cherubino, è inciso lo stemma con quattro fasce bianche in campo rosso dei Conclubet.
Sette cavità chiuse da cristalli e da cornicette lisce da entrambe le fasce, una delle quali di forma cruciforme all’incrocio delle braccia e sei rettangolari con i lati minori leggermente convessi verso l’interno, racchiudono le Sante reliquie. Lungo le braccia orizzontali, della Santa Croce, e in quello superiore sono contenute le tre Spine della Corona di Cristo, mentre i tre frammenti del Legno della Croce sono contenuti lungo il braccio inferiore. La raggiera è costituita da quattro elementi appuntiti a forma di elsa di spada. La base originale in argento è scomparsa, al suo posto è comparsa una in legno dorato, manca quindi il punzone di lavorazione e forse l’iscrizione datata dell’offerta.
Si hanno notizie di esposizioni e processioni per il verificarsi di calamità naturali, durante una delle quali si assistette ad un miracolo.
Il 6 Dicembre del 1743 un terremoto provocò il crollo di alcune abitazioni. La popolazione spaventata si riversò nella chiesa, dover per “nove giorni continui” rimase esposta la reliquia della Santa Croce.
Il 30 luglio 1758, mentre all’interno della
chiesa alcuni padri portavano in solenne processione la venerata reliquia, “una quantità di gente di ogni ceto, non solo di detta Città d’Arena, ma ben anche di tutte le sue terre e casali” se ne impossessarono ed organizzarono all’esterno una processione con largo concorso del popolo osannante. I frati, che per una disposizione della curia vescovile di Mileto non potevano partecipare con la Santa Reliquia ad alcuna processione fuori dalla loro Chiesa, rimasero ad attendere il ritorno della popolazione con la Croce.
Le abbondanti piogge della primavera dell’anno 1770 provocarono ingenti danni alle abitazioni e alle campagne degli arenesi. Per ringraziamento, al termine delle calamità, si fecero pubbliche le funzioni con messe solenni ed ostensioni nei giorni 10 e 11 maggio. L’argentea Stauroteca era esposta sopra l’altare maggiore, mentre nella chiesa cinque soldati vigilavano “colle scopette in mano in custodia del divinsanto Santo Reliquiario”. In entrambi i giorni venne effettuata la processione fino all’atrio, dove si impartiva la benedizione. Il secondo giorno, al ritorno verso l’altare, si osservò liquefatto e poi coagulato il sangue “sopra la Spina ch’esiste nella parte superiore di detta Croce”.
La soppressione del convento si suppone essere avvenuta col decreto del 29 Novembre 1810.
Il reliquiario venne trasferito nella chiesa parrocchiale di Santa Maria de Latinis, che dopo il terremoto del 1783 venne trasferita dov’è attualmente.
Il culto verso la Santa Reliquia era ancora sentito nella prima metà del XIX secolo.
Il 18 Marzo 1835 venne stipulato un instrumento di convenzione tra le due confraternite di Arena nel quale si leggeva che “Quante volte si farà la Processione col Legno della S. Croce, e Sacre Spine contenute nella teca d’argento, che si possiede una tale insigne reliquia dal comune, possa il Parroco pro tempore disporre d’intervenire, o no le Congregazioni, ed intervenendo che intervengono ambi, ma senza insegne, ess
endo processione di penitenza”.
Da una relazione del parroco di allora, in forma di lettera inviata al Vescovo di Mileto del tempo si apprende che la notte del 20 Settembre 1890 un enorme incendio “consumò” la chiesa matrice “e con essa tutto e quanto vi era, non lasciando che le nude mura; pissidi, ostensorio, calici, incensiere, oggetti d’argento, l’insigne reliquiario e le sante spine, tesoro inestimabile ed onore della Chiesa, non esistono più”.
Conseguenza dell’incendio, oltre al nero attaccatosi alla Reliquia, fu la combustione delle Spine e dei frammenti del Legno della Croce. Nel 1947 il parroco Luzzi realizzò un restauro del Santo Reliquiario per pulirlo dal fumo dell’incendio nel quale era stato coinvolto.
Nel 1992 il parroco fece sostituire la base di legno dorato con un’altra in metallo, ed ha posto la venerata Reliquia sopra la custodia dell’altare maggiore.

A. Tripodi, Le Confraternite di Arena, in "Rivista Storica Calabrese", a. XV, n .1-2, 1994
G. Crocenti, La valle del marepotamo, Vincenzo Ursini Editore, 1980
F. Poerio, Storia dello stato di Arena di Calabria, Edizioni Mapograf
S. Pagano e D. Annetta, Arena di Calabria memorie di un millennio

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